Biodegradabile e compostabile

Biodegradabile e compostabile: sappiamo tutto?

Una sfida che genera mille opportunità

Biodegradabile e compostabile: sappiamo davvero tutto, o ci sono dei vuoti che richiedono di essere colmati?

Trattandosi di un argomento molto delicato, e soprattutto soggetto alla diffusione di falsi miti e di fraintendimenti, noi opteremmo per la seconda delle ipotesi e lo faremo con cognizione di causa per tutta una serie di motivi.

In primo luogo perché non si parla di due sinonimi, anche se erroneamente vengono impiegati come tali. In secondo luogo, pur se sottili, le differenze fra i due termini ci sono e meritano di essere oggetto di un accurato approfondimento.

Dulcis in fundo, partendo dalla corretta informazione, è molto più semplice comprendere quali sono le mille opportunità generate da questa sfida. Una sfida che parla la lingua della promozione tramite oggetto (PTO) e dei gadget sostenibili.

Biodegradabile o compostabile?

Bisogna fare molta attenzione quando si utilizza uno dei due termini, specialmente se non si comprende il significato dell’altro, perché il rischio di confonderli c’è ed è concreto.

Si comincia dunque dalla parola biodegradabile, che identifica tutte quelle materie organiche scomponibili in altre sostanze basiche. Come ad esempio l’acqua, il metano e l’anidride carbonica. Una precisazione va poi fatta sulla biodegradabilità industriale: ovvero quando il processo sopra descritto (naturale) viene replicato dall’uomo.

Cosa vuol dire compostabile, invece? Qui si fa riferimento alle materie organiche che – tramite il compostaggio, appunto – vengono convertite in compost.

Quest’ultimo altro non è che una sorta di terriccio molto nutritivo, impiegato sovente come fertilizzante per le coltivazioni e le piante in generale. In verità il materiale in questione viene formato dalla biodegradazione aerobica degli elementi che lo compongono, dunque si ritorna al discorso fatto prima.

Qual è la differenza fra i due? Nel caso del biodegradabile, questi materiali devono potersi decomporre nell’arco di sei mesi, ed entro una misura del 90%. Se si parla di compostabile, invece, il materiale organico deve raggiungere una totale decomposizione nell’arco di soli tre mesi.

La differenza, comunque importante, si trova nelle tempistiche ed esistono delle precise normative UE che lo sostengono.

Dalla conoscenza alle opportunità

Per conoscere tutto del biodegradabile e del compostabile serve molto studio, quindi qui decidiamo di passare alle possibili applicazioni pratiche dei due.

Si parla, nella fattispecie, dei gadget aziendali e della PTO.

Oggi le imprese possono infatti dare anch’esse una mano d’aiuto al pianeta, immergendosi nel mondo della green economy e pubblicizzando il proprio marchio come rispettoso della natura, nelle parole e nei fatti.

Lo possono fare ordinando un oggetto promozionale eco-sostenibile, da personalizzare e da regalare ai clienti o ai dipendenti.

Gli esempi possibili sono numerosi, come nel caso delle cosiddette “ecostoviglie”, che annoverano nell’elenco i bicchieri compostabili o biodegradabili. Per non parlare dei set di posate realizzate in fibra di bamboo, delle borse shopper green e delle matite realizzate in legno certificato (FSC).

È addirittura possibile ordinare gadget hi-tech e allo stesso tempo rispettosi della natura, come nel caso degli eco-orologi da polso.

In conclusione, sia esso compostabile o biodegradabile, un gadget green è un oggetto che può regalare mille opportunità diverse senza fare un torto all’ambiente.

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